Evoluzione

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Sydney punto e a capo

Si riparte da Sydney.
Già, questa città mi perseguita, o più probabilmente sono io che perseguito lei. La prima volta fu a settembre, più di 5 mesi fa… ricordo limpidamente che dopo un mese, ne ero nauseato…io, ragazzo di campagna, che amo scorrazzare per i monti con il mio cane ( mi manchi Zira!) mi sentivo soffocare… mi venivano i brividi a pensare di stare li ancora, non importava dove, bastava andarmene…

A volte dico tra me…se mi dovessi trasferire da qualche parte, Sydney sarebbe uno tra i primi posti della lista…ma quando penso a quel periodo.
Non so forse perché era solo l’inizio, non avevo soldi, parlare inglese era complicatissimo, e tutto il resto. Ma davvero, credo di non aver mai odiato una città così tanto, neanche le partite a scacchi tra i matti, a cui assistevo al parco riuscivano a tirarmi su di morale…
E pensare che avevo conosciuto tanta bella gente, ma non mi importava, ero pieno, dovevo andarmene… e così ho fatto!

Ma dopo poco, sentivo di nuovo il bisogno di tornare…
E’ strano questo perché, in base alle mie esperienze, normalmente, il posto in cui arrivi, a primo impatto non ti piace mai, trovi 1000 e più difetti e lo confronti con quello precedente e… -ma se ero rimasto dov’ero!-
Poi un po’ alla volta ti apri, gli dai fiducia, e la stessa cosa fa lui con te, e così ti abitui, ti ci affezioni e non lo vorresti lasciare più, ricomincia tutto da capo un’altra volta! E di solito più è inabitabile, e l’approccio iniziale lungo, più ti rimane dentro e meno lo vorresti lasciare!

Come non ricordare la “casa di Adam” il vietnamita che mi ha ospitato mentre raccoglievo i mango… dormivo per terra con i chili marci, i rospi e i gechi, cucinavo in mezzo a topi e gli scarafaggi, facevo la doccia con un secchiello ed ero circondato da asiatici che non parlavano una parola di inglese!
Ma un po alla volta sono entrato nella famiglia, comunicavamo, in qualche modo, ho imparato a mangiare con le bacchette e a convivere con i mosquitoes, la sera mi addormentavo con i discorsi filosofici di Adam ed ora devo ammettere che quel tipo buffo e panciotto, fuggito dal Vietnam quando era bambino per la guerra e vissuto per anni in un campo profughi nelle Filippine con i suoi fratelli, ora sparsi in tutta l’isola australiana, mi manca proprio!

“ Certo che devono essere i genitori a scegliere il marito (o la moglie) ai propri figli…chi li conosce meglio di loro, secondo te perché in Australia c’è il 95 % dei divorzi”…lui e le sue percentuali!!!

Ma per Sydney è stato diverso…non mi ci sono mai abituato fino in fondo ma ogni volta che sono via ci vorrei tornare comunque. Sarà l’effetto del “ punto e a capo”, che ogni volta che ritorno a Sydney è come tirare una riga e dire…ok quest’esperienza l’ho vissuta, e nel bene e nel male l’abbiamo messa in saccoccia, avanti il prossimo.

E così è stato quando sono tornato a gennaio, dopo l’avventura di lavoro in Queensland.
E’ stata un’emozione fortissima ritrovare le persone che avevo lasciato lì mesi prima e mi avevano detto…ci vediamo quando torni!
Charly, il proprietario coreano, timido e premuroso, che solo la seconda volta mi ha dimostrato il suo affetto, essendo io occidentale!
Chigusa, Katsuo, Donkey e gli altri giapponesi, sempre pronti a cucinare qualche piatto tipico e a condividerlo con chiunque, ma anche ad organizzare tornei di chocopoker o altre demenzialità del genere,
C.J….la matrona dell’ostello, anche se ha solo 19 anni, vive lì da non so quanto e per qualsiasi cosa puoi chiedere, non mancherà di aiutarti!
Tutti i coreani…che ti vengono a prendere in camera e ti portano al campo pur di farti partecipare ad una loro partita di calcio (tutti i giorni!!). Anche se non sanno neanche che forma ha il pallone conoscono tutte le squadre dei campionato europeo e vestono tutti come giocatori professionisti!
Ma tutti…davvero, bellissimo!
E anche il dispiacere per le persone che ti aspettavi di trovare ma che sono andate!

Questa volta l’ho lasciata un po’ meno volentieri ma nel bene o nel male…sono andato!
E’ stata la volta della Tasmania, un po’ di lavoro, tristezza, freddo e malinconia, ma ci voleva anche quello, poi vacanza in Nuova Zelanda e…domani…
si torna di nuovo punto e a capo, con un’esperienza ancora nuova…

adesso si…non vedo proprio l’ora di tornare a Sydney!

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La Nuova Zelanda è bellissima




E’ davvero una terra stupenda, tutte le idee di “paradiso terrestre”, natura incontaminata, paesaggi che ti fanno pensare…ma dove sono finito, è un incantesimo questo o che?…tutto questo si concretizza qua, nella terra di mezzo. Tutti conoscete il famoso film di Peter Jackson “il Signore degli anelli” e tutti ricorderete le inquadrature di quelle magnifiche valli, i boschi, i prati, così verdi che sembrano usciti dal mondo delle favole, le colline dai pendii dolci, color smeraldo, con l’erbetta  tenuta curata dalle migliaia (forse milioni, si dice siano più dei neozelandesi stessi!) di pecore. Vi ricordate le celebri casette degli Hobbit, a Hobbiton? quelle con la porta tonda a oblò verde scavate nella collina? Bè sono ancora lì, le hanno lasciate per i turisti ma vi assicuro che la vista di quella vallata non fa ne più ne meno “effetto fiaba” che quella di un’altra qualsiasi!
Per non parlare poi delle spiagge, delle scogliere e tutto il resto.
Perfino le città sono spettacolari o quantomeno “estremamente vivibili”! 

Ieri ero a Wllington! La capitale della Nuova Zelanda si “gira” con la stessa facilità di un paesino di provincia italiano! Lasci la macchina un po fuori, nei sobborghi per non pagare il parcheggio e ti incammini verso il centro, passi davanti allo stadio (che al momento stanno allestendo per l’incontro di criket contro i cugini australiani) dove l’anno prossimo si disputeranno i mondiali di rugby. Proseguendo, proprio di fronte al Wespac Stadium c’è il porto, e da qui parte la strada che costeggia tutta la baia sulla quale è stata costruita la città…sorprendentemente piccola! Sul mare c’è tutto…la piazza, un rettangolo in cotto circondata da edifici pubblici: la libreria statale, in un moderno palazzo di vetro, sta proprio a fianco della galleria d’arte, nel più classico palazzo storico dipinto con bolle colorate in occasione della mostra stagionale, dalla parte opposta ufficio turistico e informazioni varie. Oltre la piazza la strada continua e ci porta al Museo Nazionale, riconoscibile dalla bizzarra struttura architettonica che lo ospita. La baia è punteggiata di locali e finisce in una piccola spiaggetta e una piscina. Verso le 5-6 pm il business si calma, la gente finisce di lavorare, i locali si riempiono per l’aperitivo e allo stesso tempo per le strade impazzano centinaia di corridori e ciclisti. In questo periodo poi la spiaggetta è particolarmente affollata in occasione del triatlon che si svolgerà tra poco. Decine di persone arrivano in bici, la parcheggiano a due passi dal mare, indossano la muta (già…qua è estate ma il clima oceanico rende la situazione freschina…specie verso sera!) gli occhialini e si gettano in mare ( i più freddolosi in piscina!), basta seguire il flusso di gente per trovare la tua corsia! 
Ovviamente mi sono lanciato anch’io in acqua e devo dire che nuotare in mezzo alla baia, al tramonto, con le colline che ti fanno da teatrino intorno è una bella sensazione!
Dopo la nuotata il complesso che ospita le docce, i bagni e gli spogliatoi è ultramoderno, pieno di luci al neon colorate, degno del migliore impianto privato! Un pò di relax in spiaggia e, quando è proprio buio, ultimo giretto serale all’interno della cittadina, che, da buona figlia della cultura anglosassone, alle 10 ha già chiuso i battenti e solo qualche turista si aggira per le sue strade.

Per ora ho visitato solo l’isola settentrionale…in questo momento sono nel traghetto per passare a quella Sud, che tutti dicono sia più “panoramica” e finalmente vedrò un pò di montagne, quelle vere, che, anche qua, si chiamano alpi, anche se sono disposte più come i nostri appennini centrali!

Ma non voglio descrivervi tutte le bellezze naturali della NZ, penso che una guida turistica sia meglio. Volevo piuttosto riflettere su un altro particolare…
un amico mi ha chiesto:  - ma è vero quello che si dice a proposito della natura e del rispetto che ha la gente per lei? -

E’ verissimo, da questo punto di vista sono avanti, ma nel vero senso della parola, per esempio non troverete mai un cartello con scritto, non disperdere i rifiuti nella natura o cose simili, anche per l’industria turistica ormai è un problema superato, adesso è difficile trovare dei cestini, perché sanno che, non tutti, sono abituati a ridurre e differenziare, perciò i cartelli saranno in questo senso: “questo cestino è utilizzabile solo per rifiuti organici, la mancata osservazione sarà punita a norma di legge….” 
Nei determinati giorni della settimana, viaggiando in macchina, fuori dalle case,  puoi notare le cassette di plastica distribuite dalla regione, piene di materiale riciclabile come bottiglie di plastica, vetro ed alluminio, a fianco il sacco (sempre più piccolo) dei rifiuti non riciclabili. Continuando a viaggiare si incrocia il primo camion, e i sacchetti scompaiono, poi il secondo, e le cassette sono vuote e ribaltate, continuando ancora…più nulla, solo i giardini verdi!

Il problema delle energie rinnovabili non è più argomento di discussione, è un dato di fatto e si possono ammirare le opere pubbliche alimentate da pannelli solari o altro, più come monito che per il resto…Le lampadine ad incandescenza non sono più vendute da nessuna parte..

Parlando con qualche ragazzo kiwi (così si autonominano i neozelandesi, di origine maori o europea senza distinzione) mi ha chiesto incuriosito se è vero che da noi le mucche mangiano mais…io ho risposto..-si- e lui si è voltato verso gli altri ridendo…-visto?!-. Erano un po’ sbalorditi, non riuscivano a concepire che gli allevamenti potessero essere al chiuso, sotto un capannone…-anche i polli?-
Mi sono fermato a pensarci su, e ho capito perché tutti quei campi e tutte quelle pecore o mucche! si può capire la curiosità per queste cose in un Paese in cui, nelle feste popolari, non può mancare la “gara dei tosatori di pecore”. 
Ma ancora non è sufficiente.

Considerazioni del genere non possono prescindere dal fatto che questa Nazione conta 5 milioni di persone scarse…
Ed è facile compararla all’Italia visto che come forma, dimensione e latitudine sono molto simili. Bè noi siamo 60 milioni! e non c’è bisogno che vi elenchi i problemi che ci sono a nutrire 60, anziché 5, a riscaldare, illuminare, fornire acqua a 60, anziché 5, a gestire i rifiuti di 60, anziché 5, a dare lavoro a 60, anziché 5.

E poi non vogliamo prendere in considerazione la storia…tutte le nostre città, vie di comunicazione, modo di pensare stesso sono frutto di una civilizzazione iniziata migliaia di anni fa.
In nuova Zelanda, meno 200 anni fa sono arrivati gli inglesi, imponendosi alla popolazione indigena, i maori (peraltro cultura magnifica ed interessantissima che meriterebbe un post solo per questa). Nel 1840 hanno stipulato un accordo (ovviamente non equo ai danni dei maori) e da hanno iniziato a costruirsi la loro nuova isola, come meglio credevano, utilizzando i nativi per i lavori più umili.

Perciò si, è vero che qua c’è una natura fantastica ed è vero anche che la gente la rispetta.

Questo non deve scoraggiarci o comunque ostacolare la nostra battaglia verso l’obbiettivo di uno sviluppo sostenibile. Non possiamo dire -per forza la loro produzione di CO2 è bassissima, sono 10 volte meno di noi-  oppure -ci mancherebbe che non rispettino la natura, è l’unica cosa che hanno!-

Dovremmo piuttosto prendere esempio per ciò che è applicabile anche nel nostro Paese e continuare, quotidianamente a cercare soluzioni per preservare il mondo che ci circonda, stare attenti a tutto, ai rifiuti, cercare di sprecare il meno possibile, l’energia che usiamo e che disperdiamo, fino a ciò che mangiamo e che beviamo, non avere rispetto della natura sarebbe come non rispettare la propria mamma!

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5 mesi lontano

Questo è il primo post che scrivo per il futuro, normalmente scrivo i post quando ne ho voglia e, appena mi posso connettere ad internet (quindi più tardi) li pubblico.
Questo post andrebbe pubblicato il 23 febbraio 2010, quindi tra tre giorni.

Sono a casa, steso sul divano di casa passando il tempo facendo nulla, probabilmente pastrocchio un po col computer!
Le finestre della sala sono aperte perché è primavera e il venticello del primo pomeriggio rallegra la stanza.

Da fuori sento il mio amico Ponch che sbraita qualcosa a sua nonna mentre esce di casa. Il cancelletto di casa sua si chiude, so che è il momento di alzarmi ma non sono ancora pronto, devo oziare un altro po!

Il mio telefono squilla, la suoneria è Funky Groove.... Uno sforzo e mi alzo, il tempo di spegnere il computer mentre da fuori sento Ponch che parla con la Zira, il mio cane!....-Valeee-

Si parte.

Sembra nulla, e forse lo è, niente di che, ma è la mia vita, quella che amo.
Sogno Ponch che mi passa a prendere per andare alla Villa, Rocca, la piscina, gli amici, Cesenatico.

Sarebbe ora di tornare credo

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Whale Gray Beaked

16 febbraio 2010

Whale Gray Beaked

Questa è sicuramente la storia dell’esperienza più incredibile che mi sia capitata da quando sono partito! 
Ruakaka beach, profondo nord della NZ, la punta dello stivale, la “nostra Calabria” per così dire! La spiaggia è mozzafiato, un bagnasciuga vastissimo dove le onde ormai esauste impiegano lunghi secondi a percorrerla tutta, e quando si ritirano in mare lasciano il posto a uno specchio enorme, dove il cielo si riflette con le sue nuvole grigie e nere che oggi lo rendono ancora più interessante. La linea dell’orizzonte è rotta (come al solito in questa zona) da alcuni picchi che spuntano dall’oceano come scogli, o veri e propri massicci montuosi che sorgono ad alcune centinaia di metri dalla riva.

Motivato dall’ambiente paradisiaco che mi circonda decido di fare una passeggiata verso sud, in direzione di un’altra spiaggia…Uretiti, particolare in quanto i vestiti sono ufficialmente un optional! Nei diversi chilometri di spiaggia deserta che collega le due spiagge ne avrei approfittato per farmi un bel bagno nell’eden…come mamma mi ha fatto!
Dopo aver camminato all’incirca un chilometro, un chilometro e mezzo senza aver incontrato anima viva scorgo in lontananza la prima persona, anche questa stava passeggiando sulla spiaggia. Continuo ancora e quando sono più vicino mi accorgo che sta fissando qualcosa che si muove, nell’acqua bassa. Sembra un grande volatile, un gabbiano forse ma scuro…si è nero.
Mi avvicino ancora e mi accorgo che è la coda di un enorme pesce!!

Mi precipito in acqua di corsa…è un delfino, no, è troppo grande per essere un delfino, sarà lungo 3m, forse una balena, ma assomiglia ad un delfino.
Il povero animale si sta dimenando nell’acqua alta appena mezzo metro, è ferito e perde sangue…mi avvicino ma in realtà non so cosa fare guardo l’altra persona con me, evidentemente era nella mia stessa condizione, solo un po’ più a disagio…. -dovremo fare qualcosa - mi dice facendosi coraggio. 
In quel momento realizzo che è nudo. Ma non uno dei soliti nudisti disinvolti..probabilmente è una delle sue prime volte! E’ un po’ grassoccio, sulla cinquantina, barba incolta, occhiali da sole e…un cappellino da sole con il quale cerca di coprirsi in maniera disinvolta i genitali!

Fingo di non farci caso e mi avvicino al cetaceo cercando di spingerlo in mare, troppo pesante, impossibile da soli, dovrei chiedere aiuto all’uomo nudo ma forse non è il caso, ma proprio in quel momento mi si affianca….ha il cappellino in testa! Impavido e deciso a salvare quell’animale ha vinto la sua timidezza!
Ma purtroppo ancora niente da fare, neanche in due riusciamo a muoverlo di un centimetro.

-Ok-  gli dico -io corro indietro a cercare qualcuno che ci possa aiutare, tu rimani qui che..- in quel momento realizzo che non sarebbe stato troppo favorevole al piano!!
Ma non c’è tempo da perdere…-Ok, io vado, te…vedi te!-.
Torno indietro alla spiaggia di corsa, ma scopro che il bagnino fa i turni solo il fine settimana! Qualche persona comunque incuriosita si avvicina, una signora di mezz’età vestita sicuramente da ecologista mi si avvicina e chiede spiegazioni.
Appena capisce la situazione prende in mano il cellulare e chiama i D.O.C. … - ci penseranno loro vedrai- mi dice eccitata. Ma chi sono i D.O.C.? Department of Conservation. Un’organizzazione governativa che si occupa di queste cose.

Qua in NZ ci tengono molto, pensate che quando arrivate in aeroporto non potete entrare nel paese se avete “le scarpe da corsa con cui avete corso nell’ultimo mese in un altro posto!!” o altre cose del genere. Io ho portato il surf e mi hanno chiesto quando è stata l’ultima volta che l’ho usato..- eh…saranno sei mesi fa…e poi in Nuova Zelanda…l’ho preso solo per surfare qua!!-.

Va bè torniamo a noi, faccio ritorno dalla balena, con altre 4 o 5 persone e l’uomo nudo era ancora lì ad aspettarci con un’altra anziana signora, stavano cercando di tenerla bagnata spruzzandogli l’acqua che le onde portavano (con mia grande sorpresa ora l’uomo indossa un ridicolo e striminzito pareo nero floreale…non so da dove l’abbia tirato fuori!). 
Sono le due del pomeriggio e il mare si sta ritirando. La balena (ormai è sicuro cos’è) è completamente fuori dall’acqua, per metà immersa nella sabbia. Stanca e sanguinante non si muove più. La gente (che lentamente si sta radunando attorno) la tocca, la accarezza e portano acqua dal mare con piccoli catini o asciugamani. Mi chiedono da quanto l’ho trovata e altre domande…tipo fossero veterinari o infermieri…Gli dico di chiedere all’uomo nudo, io non ricordo bene!

Passa un’ora, un’ora e mezza, due ore, sembra che i supereroi DOC abbiano qualche problema, ci avevano detto che sarebbero arrivati in mezz’ora,li continuano a chiamare e dicono che hanno avuto dei contrattempi.
La balena agonizzante intanto non si muove completamente più, il mare è a decine di metri di distanza e le onde non la raggiungono più.
La sua pelle si sta seccando e la gente, a mano a mano, se ne va! Nessun DOC all’orizzonte! Rimaniamo io, l’uomo nudo che si chiama Paul e continua a ripetermi che alla fine abbiamo fatto del nostro meglio, l’ecologista, una canoista e Flo, il mio amico.

Io non sono mai stato un verde, un ecologista o chessoio ma di certo credo che tutte le creature della terra abbiano il diritto di vivere la loro vita…così come noi umani.
Ora, al di là dei sentimentalismi o della balena…vi sembra normale che in un Paese come la Nuova Zelanda, rinomata ovunque per la particolarità delle sue specie naturali, così ecologista, dove per percorrere un sentiero in un bosco ti devi pulire le scarpe con una spazzola! per non “inquinare l’ecosistema”, dove quando arrivi ti fanno passare ai raggi X (con il cartello con scritto -non nuoce alla salute-), dove ovunque in aeroporto ci sono cartelli minacciosi con l’immagine di una mela dal prezzo di migliaia di dollari (la multa che ti aspetta se porti qualcosa di organico da un altro Stato), tanto che ti viene la paranoia…-cazzo che non mi sia caduta qualche nocciolina del vicino nello zaino!-…vi sembra normale che in un Paese come questo c’è un organo pubblico, con persone pagate dalla cittadinanza che si occupa della conservazione naturale situato a meno di 20 Km dal punto dove una balena si è arenata e, dopo 2 ore e mezza dalla chiamata…

due camionette compaiono in lontananza. Dalla prima escono due signore vestite da ranger, con cappello a tesa larga e marchiate ovunque -DOC-. La prima ha in mano un libro…”balene e delfini”, è entusiasta, forse è la prima volta che la vede da così vicino (la gente infatti prima mi aveva detto che nessuno di loro era mai capitata una cosa del genere prima). Inizia a sfogliare le pagine contenta e osservare tutte le parti dell’animale morto per identificarlo. L’altra, tarchiata e arrogante inizia a farci domande, quasi fossimo possibili indiziati per un omicidio!
-Chi è il primo che l’ha trovata?-,-lui- risponde l’ecologista indicando me, -bene, che ora era di preciso?- mi verrebbe da dirgli solo una cosa… - non ricordo bene chiedete a Paul…- e me ne vado.
In quel momento, l’altra pazza salta in piedi -It’s a Whale Grey Beaked!- (è una balena grigia dal becco..).

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Considerazioni Aeroportuali


CONSIDERAZIONI...

Chi sono, cosa faccio, da dove vengo, cosa mi collega al resto del mondo?
Le domande esistenziali non affiorano davanti al più bel spettacolo che la natura ha da offrirti, quando vedi animali mai visti o tramonti mozzafiato, che sembrano lontani anni luce a guardarli. Quando tutti i tuoi sensi esplodono in mezzo ad un enorme campo di lavanda o quando le stelle sulla tua testa luccicano di bagliore infinito in una gelida notte nel deserto. Non affiorano neanche mentre stai facendo il bagno in un acqua fresca e cristallina e l’onda ti abbraccia morbida con la sua schiuma, o quando mangi un frutto appena colto dall’albero ed è talmente buono che ti senti in debito con lui…

Forse siamo pessimisti, forse deve essere così ma le domande ce le facciamo solo in altri momenti.
Momenti come questi, quando la tua testa rimbalza per le vibrazioni contro il finestrino di un pullman che non sai dove ti porterà, e per la verità, neanche ti interessa saperlo. Quando hai esaurito le forze e la voglia di camminare sotto il sole e sotto il peso dello zaino che ti segna le spalle verso una meta che ha il sapore di un miraggio…

Qui nell’attesa infinita dell’aeroporto, che per paura di incappare in qualche problema, arrivi ore prima, e ti trovi solo. Solo e circondato da migliaia di persone con le loro gioie, le loro paure…i loro pensieri.
E nell’attesa che la voce dal microfono chiami il tuo volo ne fissi una…per un attimo ti sembra di sentire cosa stia pensando, provando…
Inizia il vero viaggio, all’interno di loro, al di fuori di loro, al di fuori di te stesso… girovagando come un fantasma nella sala d’attesa, e puoi vedere te stesso, lì, seduto che scrivi,

Poi dopo un pò…la persona che osservi ti guarda, si, sei te, sono io, è lui…ti ci vuole un pò, all’inizio sei quasi affascinato poi uno, due tre secondi, ti svegli e capisci che il suo sguardo significa…- ma sà vòt!?! -
Allora ritorni a casa, dentro te stesso, ma non è più proprio casa tua…bé  il primo impatto non è facile, ti senti un po’ un estraneo, come non del tutto collegato….

E allora inizi a porti delle domande…  e proprio quando cerchi le risposte la voce chiama il tuo volo… è solo per annunciare il ritardo ma ormai ti ha svegliato, ha rotto l’incantesimo e la condizione che ti ha portato alla ricerca di te stesso! Hai perso la vera essenza del viaggio, quella che puoi trovare ovunque, lontano o vicino a casa, ma che non la puoi cercare, ti appare solo quando vuole lei!!

Ora sai dove andare…ma dove???? NEXT--->

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THE SPLIT



Già…dopo tanto tempo è giunto il momento di dividersi…
Credo di non essere mai stato tanto giù di corda fin dai primi giorni a Sydney.

Ho incontrato i miei compagni di viaggio (Jeremy Gordon e Flo) a Sydney, quattro mesi fa, e da quel momento si può dire che è partito anche il mio viaggio IN Australia. 
Abbiamo condiviso tutto e, anche se ci conosciamo da neanche 4 mesi mi sembrano i miei amici da una vita.
Si in effetti non ricordo di essere mai stato così tanto tempo a così stretto contatto con qualcuno (la nostra casa era il pulmino).
Ci siamo arrabbiati, abbiamo litigato e abbiamo fatto pace, qualcuno si è innamorato, qualcun’altro pensava solo al lavoro.

Ora la spaccatura è inevitabile, in fondo ognuno ha i suoi piani e, per quanto ci siamo sforzati tutti a restare insieme il più possibile, è arrivato il momento di andare per la propria strada.

Tante volte mi sono domandato (senza peraltro trovare una risposta definitiva) se ne valeva la pena.
Io alla fine mi trovo bene…e anche se non faccio esattamente quello che voglio perché non restare. Alla fine ok…non ho così tanto bisogno di lavorare ma se, sulla bilancia mettiamo su tutto…cosa mi conviene fare ??? Forse stare a “casa” con gli amici..forse seguire la mia strada, anche se non so dove porterà e quanto buona o quanto cattiva sarà..

Fatto male? può essere, ma anche stavolta…come al solito. scelgo il punto interrogativo, quella più insicura, che da meno certezze ma che ti attira come un caleidoscopio.

Tornando a noi….TASMANIA. 6 febbraio 2010!
Jeremy, Gordon e Tam hanno ancora bisogno di lavorare per portare a termine i loro progetti (chi vuole continuare a viaggiare per l’Asia ancora un anno e chi vuole tornare a casa con qualche soldo)…Flo non sa ancora….Vale sente che il suo tempo in Tasmania, e forse in Australia sta per finire…quale sarà la prossima meta…__?__

Non so di preciso, credo che mi prenderò un’altra settimana qua in Tasmania (stupenda…volevo davvero venirci qua, e non ne sono affatto rimasto deluso, non ha niente a che vedere con la main land) e poi deciderò.
Rifarò i bagagli…radunerò la roba sparsa nel pulmino e poi…ci rivedremo spero..chissà, in Italia, Francia, Hong Kong, Londra, Los Angeles..

e lascio un altro pezzo di me in Tasmania, il capolinea, “l’isola della tristezza”
ciao…a presto!

-------NEXT.
  

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TAS MANIA

(per chi vuole seguire il blog partite a leggere 4 post sotto da quello dal titolo " APOLOGIZE " e venite in su)


Sono in una casetta…stile nordica,seduto su di un comodo divano color ruggine, al calduccio.
I vetri della porta e della finestra, pure appannati, fanno entrare l’ultima luce, di una giornata che non vuole finire.
Fuori piove…come sempre e l’atmosfera grigia e scura mette ancora più in risalto gli spiccati colori dei fiori, che, abbondanti, contornano filari di meli.
Le vacche ruminano in lontananza, vicino ai boschi e le capre trotterellano nel giardinetto di fronte alla stalla…

Non sto vaneggiando, e non ho nemmeno tirato fuori una pagina di un mio vecchio diario alpino….sono ancora in Australia, in Tasmania per l’esattezza!
Non mi sarei mai aspettato di trovarmi di fronte a questo scenario. E’ molto più simile al nord della nostra Italia che a qualsiasi idea o immagine che uno possa avere dell’Australia.

Appena sbarcato dal traghetto, a Devonport, pur riconoscendo la bellezza di quel paesino, di mare e di collina insieme, sono stato assalito dai”fantasmi del passato” e dalla tristezza che aleggia in quest’isola. Ma la accetto volentieri. Dopo aver vissuto un’estate così lunga, piena e movimentata, mi prendo volentieri questa specie di inverno, con i pensieri e la tristezza che lo accompagnano…

Riuniti tutti insieme è partita la solita ricerca del lavoro, con la sola differenza che questa volta siamo in 5! e non è facile dormire in 5 in una macchina, considerando anche tutti gli zaini.
Abbiamo passato qualche notte sistemandoci come potevamo, sotto un capannone o in una tenda scassata, anche se la pioggia non ci dava tregua!
Pioggia e grigio sempre. Bagnato ovunque.

Abbiamo campeggiato con una signora che vive nella sua macchina, nell’intento di ripulire un pezzo di terra dalle piante “europee” per dare spazio all’ecosistema locale. Senza doccia ne gabinetto (faceva TUTTI i suoi bisogni in un secchio, non so poi dove li buttasse, sempre per “l’ecosistema ) abbiamo pescato e mangiato ostriche sulla riva del fiume al tramonto.

Tutto solo per poco perché il secondo giorno a Cygnet (un paesino a sud est di Hobart), la signora della farm di ciliegie, Wendy, ci ha detto: - aspettate 10 minuti, potreste essere fortunati-…neanche ci credevamo! il secondo giorno!
-Ho proprio 5 posti, tre a raccogliere e 2 a fare le scatole!- Che culo!
A me non interessava tanto il lavoro, anzi, ne avevo anche un po’ le scatole piene di raccogliere frutta, perciò ho lasciato le 3 “cartelle verdi” (con le quali si identificano i “pickers”) agli altri e io e Flo ci siamo tenuti quelle grigie da lavoro in magazzino…

…Bè sta di fatto che alle 4 e 30 pm, quando ci siamo ritrovati, noi avevamo passato le nostre 8 ore sotto al tetto del magazzino a piegare scatole e a fare paragoni, gli altri, delusissimi, avevano raccolto solo 11 cestini di ciliegie (il che equivale a circa 40 $ ), sotto la fitta e continua pioggia tassy!!

Infine abbiamo alloggiato nella proprietà di un signore estremamente gentile, dormiamo nelle tende e nel pulmino di notte e, durante il giorno, possiamo usufruire di una sorta di casetta, con salotto, cucina e bagno (e prese di corrente!), per soli 50 $ alla settimana.
Domani abbiamo il primo “day off” ed andremo alla ricerca del mitico platypus…”l’ornitorinco”, speriamo di vederlo.

E così parte una nuova esperienza, in paesaggio ed un clima completamente diverso, che mai avrei messo in conto di vivere.
Ma in fondo qua è così, sai cosa fai oggi ma non puoi pianificare il domani. Ti lasci semplicemente trasportare dalla volontà del momento, da quello che ti dice la testa e l’ambiente in torno a te. Ora sono felice di essere qui! Tas mania!