Evoluzione

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Sydney punto e a capo

Si riparte da Sydney.
Già, questa città mi perseguita, o più probabilmente sono io che perseguito lei. La prima volta fu a settembre, più di 5 mesi fa… ricordo limpidamente che dopo un mese, ne ero nauseato…io, ragazzo di campagna, che amo scorrazzare per i monti con il mio cane ( mi manchi Zira!) mi sentivo soffocare… mi venivano i brividi a pensare di stare li ancora, non importava dove, bastava andarmene…

A volte dico tra me…se mi dovessi trasferire da qualche parte, Sydney sarebbe uno tra i primi posti della lista…ma quando penso a quel periodo.
Non so forse perché era solo l’inizio, non avevo soldi, parlare inglese era complicatissimo, e tutto il resto. Ma davvero, credo di non aver mai odiato una città così tanto, neanche le partite a scacchi tra i matti, a cui assistevo al parco riuscivano a tirarmi su di morale…
E pensare che avevo conosciuto tanta bella gente, ma non mi importava, ero pieno, dovevo andarmene… e così ho fatto!

Ma dopo poco, sentivo di nuovo il bisogno di tornare…
E’ strano questo perché, in base alle mie esperienze, normalmente, il posto in cui arrivi, a primo impatto non ti piace mai, trovi 1000 e più difetti e lo confronti con quello precedente e… -ma se ero rimasto dov’ero!-
Poi un po’ alla volta ti apri, gli dai fiducia, e la stessa cosa fa lui con te, e così ti abitui, ti ci affezioni e non lo vorresti lasciare più, ricomincia tutto da capo un’altra volta! E di solito più è inabitabile, e l’approccio iniziale lungo, più ti rimane dentro e meno lo vorresti lasciare!

Come non ricordare la “casa di Adam” il vietnamita che mi ha ospitato mentre raccoglievo i mango… dormivo per terra con i chili marci, i rospi e i gechi, cucinavo in mezzo a topi e gli scarafaggi, facevo la doccia con un secchiello ed ero circondato da asiatici che non parlavano una parola di inglese!
Ma un po alla volta sono entrato nella famiglia, comunicavamo, in qualche modo, ho imparato a mangiare con le bacchette e a convivere con i mosquitoes, la sera mi addormentavo con i discorsi filosofici di Adam ed ora devo ammettere che quel tipo buffo e panciotto, fuggito dal Vietnam quando era bambino per la guerra e vissuto per anni in un campo profughi nelle Filippine con i suoi fratelli, ora sparsi in tutta l’isola australiana, mi manca proprio!

“ Certo che devono essere i genitori a scegliere il marito (o la moglie) ai propri figli…chi li conosce meglio di loro, secondo te perché in Australia c’è il 95 % dei divorzi”…lui e le sue percentuali!!!

Ma per Sydney è stato diverso…non mi ci sono mai abituato fino in fondo ma ogni volta che sono via ci vorrei tornare comunque. Sarà l’effetto del “ punto e a capo”, che ogni volta che ritorno a Sydney è come tirare una riga e dire…ok quest’esperienza l’ho vissuta, e nel bene e nel male l’abbiamo messa in saccoccia, avanti il prossimo.

E così è stato quando sono tornato a gennaio, dopo l’avventura di lavoro in Queensland.
E’ stata un’emozione fortissima ritrovare le persone che avevo lasciato lì mesi prima e mi avevano detto…ci vediamo quando torni!
Charly, il proprietario coreano, timido e premuroso, che solo la seconda volta mi ha dimostrato il suo affetto, essendo io occidentale!
Chigusa, Katsuo, Donkey e gli altri giapponesi, sempre pronti a cucinare qualche piatto tipico e a condividerlo con chiunque, ma anche ad organizzare tornei di chocopoker o altre demenzialità del genere,
C.J….la matrona dell’ostello, anche se ha solo 19 anni, vive lì da non so quanto e per qualsiasi cosa puoi chiedere, non mancherà di aiutarti!
Tutti i coreani…che ti vengono a prendere in camera e ti portano al campo pur di farti partecipare ad una loro partita di calcio (tutti i giorni!!). Anche se non sanno neanche che forma ha il pallone conoscono tutte le squadre dei campionato europeo e vestono tutti come giocatori professionisti!
Ma tutti…davvero, bellissimo!
E anche il dispiacere per le persone che ti aspettavi di trovare ma che sono andate!

Questa volta l’ho lasciata un po’ meno volentieri ma nel bene o nel male…sono andato!
E’ stata la volta della Tasmania, un po’ di lavoro, tristezza, freddo e malinconia, ma ci voleva anche quello, poi vacanza in Nuova Zelanda e…domani…
si torna di nuovo punto e a capo, con un’esperienza ancora nuova…

adesso si…non vedo proprio l’ora di tornare a Sydney!